Edward Frascino, The New Yorker.Clicca qui per la vignetta in lingua originale, e qui invece per vedere tutte le vignette di Frascino pubblicate dal New Yorker.
sottilissima linea rossa
Edward Frascino, The New Yorker.
«Sono sopravvissuto alla scarlattina, agli orecchioni, a due rapine a mano armata, alle piattole, all'estrazione di tutti i denti, a un'operazione all'anca, a un processo per omicidio e a tre mogli. La prima è morta, mentre la Seconda Signora Panofsky, nonostante sia passata un'eternità, al solo sentire la mia voce strillerebbe: "Assassino, cosa ne hai fatto del cadavere?", per poi sbattermi la cornetta in faccia. Miriam no, Miriam mi parlerebbe. Chissà, forse riderebbe dei miei tormenti. Magari queste stanze tornassero a riempirsi delle sue risate. Del suo profumo. Del suo amore. Il problema è che molto probabilmente risponderebbe Blair, e l'ultima volta quel bastardo spocchioso mi ha mandato tutto di traverso. "Vorrei parlare con mia moglie" gli ho detto.
"Le intercettazioni sulla 'cupola di cardiologia' ricostruiscono un feuilleton spietato, in cui si ricorre a qualunque trucco per insediare parenti e accoliti. Nel mirino alcuni maestri della disciplina, registrati mentre pilotano cattedre e borse di studio da Brescia a Palermo. Il protagonista principale dei nastri è Paolo Rizzon, trevigiano diventato primario a Bari. Il mandato di cattura lo ritrae come un personaggio da commedia all'italiana. Viene ascoltato mentre trama per ottenere una composizione favorevole della commissione che dovrà valutare suo figlio. Poi concorda anche il tema dell'esame e lo segnala prontamente al rampollo. E quando scopre che l'erede non riesce a reperire nemmeno la documentazione indicata ("Ho guardato su Internet, non c'è niente"), si muove persino per procurargli il testo. E pensare che nello stesso periodo in un'intervista a 'Repubblica' il barone respingeva le critiche di nepotismo: ""Chi si lamenta spesso è poco bravo". La Rizzon story mostra risvolti boccacceschi, con triangoli sessuali e scambi di amanti e una terribile componente di vera mafia. Secondo gli atti, a un candidato 'da eliminare' che vuole presentare un ricorso, viene trasmesso questo messaggio: "Il professore ha fatto avere il tuo indirizzo a due mafiosi per farti dare una sonora bastonata". Un modo di dire? Non proprio. I due bravi di ispirazione manzoniana hanno nome, cognome e curriculum criminale pesante. Con loro il professore conduce numerosi affari, inclusi 'commerci di reperti archeologici'. Degno di nota, il dialogo tra l'illustre cardiologo e uno di questi figuri - da lui definito 'boss dei boss' - a cui chiede di recuperare l'auto rubata nel cortile della facoltà. Salvo scoprire il giorno dopo che l'utilitaria non era stata portata via: il docente si era semplicemente dimenticato di averla posteggiata altrove".Dolly's Restaurant (***)
di James Mangold (Usa 1995, col, 103'). La studentessa Callie (Liv Tyler, al suo esordio) viene assunta come cameriera in una deprimente pizzeria di provincia, che la vedova Dolly gestisce assieme al figlio Victor, obeso, timido e afasico. Spaccato di un'America profonda e fuori dal tempo, descrizione di una maturazione dolorosa, senza violenza o morbosità, tuttavia senza scampo.